Ma come ti permetti?

L’Assemblea delle Nazioni unite ha istituito la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

La data scelta è il 25 novembre, in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. In loro memoria, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche. Da quel momento in poi, questa data è stata riconosciuta in larga parte del mondo come giornata per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine.

La data è stata poi ripresa anche dall’Onu quando ha approvato la risoluzione 54/134 del 17 dicembre del 1999.

Le statistiche stimano che in tutto il mondo, circa il 35% delle donne abbia subito violenza, sessuale e non, almeno una volta nella vita. Nel 38% dei casi di omicidi di donne, il colpevole è il partner.

La violenza maschile sulle donne assume molteplici forme e modalità: sebbene la violenza fisica sia la più facile da riconoscere, esistono anche la violenza sessuale, psicologica, economica e lo stalking che non vanno sottovalutate in quanto possono provocare ferite profonde in chi le subisce.

Ogni giorno telegiornali e testate giornalistiche parlano di violenza sulle donne e allora perché ricordarla solo il 25 novembre? Le donne vivono tutti i giorni, 365 giorni l’anno e meritano di essere rispettate e amate tutto l’anno, meritano di vivere senza paura.

Ogni volta che una donna viene umiliata, derisa, massacrata e nel peggiore dei casi uccisa, non è solo lei ad aver perso la vita, non è solo lei ad essere stata sconfitta, ad essere stata privata della libertà di vivere come meglio crede, ad essere stata privata della sua dignità, ma abbiamo fallito tutte noi.

Spesso quando ascoltiamo storie di femminicidio e di violenza sulle donne si cade nell’errore di pensare “Ma perché non è scappata? Perché non si è salvata prima? Perché non ha capito prima che uomo fosse?”, ma in realtà dovremmo chiedere “Ma come ti sei permesso di fare questo a un altro essere umano? Come ti sei permesso di usare la violenza su una donna che sicuramente in qualche modo ti ha amato? Come ti permetti di togliere la VITA a qualcuno? Chi sei tu, maschio, per fare questo?”

Nella nostra società non esiste donna che non sia libera dal concetto di violenza perché anche se non ci sono lividi evidenti, in realtà violenza è non poter essere libere di vestirsi come si vuole, non poter girare da sole a notte fonda per le strade della nostra città, non poter andare a correre da sole in un parco o addirittura non poter portare a spasso il proprio cane, non poter prendere un treno in tarda sera senza la paura di essere aggredite.

Poi c’è la violenza che ti riduce in fin di vita, che ti rompe le ossa, che ti fa sanguinare e che nel peggiore dei casi ti fa smettere di respirare, fa smettere di battere il cuore, quel cuore che si è regalato alla persona sbagliata nella speranza di poterla salvare dai fantasmi della sua vita, nella speranza di poterlo educare all’amore.

Già perché il vero problema della nostra società è l’educazione.

Fino a quando commetteremo l’errore di educare gli uomini al potere, ci si scontrerà sempre con maschi che credono di dover applicare la “legge del potere” anche nei rapporti con le donne, e con donne che sentiranno sulle loro spalle la responsabilità di dover salvare il proprio uomo.

Forse è arrivato il momento di liberarsi dai preconcetti culturali per i quali la colpa è della donna che non riesce a liberarsi dalle catene di un uomo e dovremmo tutti iniziare ad educare il “Maschio” al rispetto per l’essere umano che Dio ha creato per stargli al fianco e non per essere la sua sottomessa.

 

Donne non abbiate paura di denunciare le violenze subite, di chiedere aiuto agli esperti, alle associazioni che combattono questo fenomeno che sta diventando dilagante, non abbiate paura di combattere contro chi vi sta rubando la VITA, quella vita che meritate di vivere con amore e serenità.

L’amore non è violenza!

 

 

Lucia

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