Segreti e bugie del bilancio di un ente locale

Venerdì 26 gennaio si è svolta presso l’auditorium di Graffignana la prima delle nostre serate d’informazione e di confronto su uno dei temi che genera sempre dubbi tra i cittadini: il bilancio di un ente locale.

Relatore dell’incontro è stato Piero Mussida commercialista, revisore dei conti ed ex consigliere comunale del Comune di Casalpusterlengo che, con termini semplici, ha cercato di far comprendere al meglio al pubblico presente i segreti per come far funzionare una macchina così complicata.

Un ente locale, come una famiglia e come un’impresa, ragiona in ottica presente e soprattutto in ottica futura e per farlo ha bisogno d’informazioni storiche, ma anche di dati previsionali che gli consentiranno di agire nel corso dell’anno e non solo. Lo strumento di cui si avvale l’ente locale per far muovere tutta la macchina è il bilancio, che si sviluppa in due momenti:

  • Il bilancio di previsione, documento che viene preparato all’inizio dell’anno, è un documento preparatorio delle entrate e delle uscite, viene redatto sulla base delle informazioni storiche (es. incasso) e svolge una funzione di garanzia;
  • Il rendiconto, documento che viene redatto alla fine dell’anno, ha la funzione di accertare le entrate e le uscite e, cosa più importante, mostra se alla fine dell’anno c’è stato un avanzo o un disavanzo.

Elemento di fondamentale importanza per il bilancio è l’equilibrio tra entrate ed uscite ovvero come l’ente si finanzia e come può impiegare le risorse a sua disposizione.

Ecco un piccolo schema che riassume le principali entrate ed uscite di un bilancio di un ente locale:

ENTRATE USCITE
– Correnti: tasse e imposte – Correnti, che si ripetono in continuità, spese per il personale, spese per le utenze
– In Conto Capitale: alienazione (vendita) di un terreno o di un immobile.

– Prestiti: Mutuo

 

– Investimenti, in questa sezione entrano le spese occasionali:

. costruzione di una palestra

. acquisto di uno scuolabus

. ecc.

 

La divisione tra le tipologie di entrate e le tipologie di uscite è importante soprattutto perché elimina uno dei più grandi interrogativi che il cittadino si pone, ovvero se il comune può permettersi qualsiasi tipologia di spesa, nel caso in cui incassasse una grande quantità di denaro dalle tasse o dalla vendita di un immobile o tramite l’accensione di un mutuo.

In realtà questo non avviene; infatti le entrate correnti possono finanziare spese correnti e spese per investimenti, mentre le entrate in conto capitale e quelle derivanti da mutui possono finanziare solo gli investimenti.

Di conseguenza se l’ente locale vende un’immobile o un terreno non può impiegare tali risorse per utenze di tipo sociale, ad esempio aiutare le famiglie in difficoltà.

Da non sottovalutare il ruolo dello Stato che, per quanto riguarda l’accensione di mutui da parte di un ente locale, pone un limite d’indebitamento, che consiste in un vincolo che ha la funzione di evitare che i comuni accendano mutui che superino la loro capacità di estinzione.

Ci sono particolari tipologie di entrate che sono vincolate a determinate tipologie di spesa: è il caso dei contributi che il comune riceve da altri enti come le Regioni e lo Stato. Ad esempio, se il comune riceve un contributo destinato all’istruzione dalla Regione deve utilizzare queste risorse per tutte le attività che fanno capo a quel settore. Rientra in questa categoria anche la T.A.R.I., che rappresenta un’entrata autofinanziata, perché i soldi che il comune incassa vengono utilizzati per il comparto dell’igiene ambientale; essendo una forma di autofinanziamento il comune può, attraverso le aliquote, incidere in maniera positiva o negativa sull’economicità di questo servizio.

In aggiunta, per far fronte alle spese (palestra, scuolabus, ecc.), è necessario che il comune rispetti alcuni vincoli. Infatti fino a qualche anno fa era in vigore il patto di stabilità. Questo vincolo era stato imposto dallo Stato a tutti gli enti locali per far sì che fosse ridotto/abbattuto il debito generato da questi enti. L’ente che non rispettava questo vincolo ricorreva in sanzioni. In seguito il patto di stabilità è stato sostituito dal pareggio di bilancio.

Verso la fine serata la discussione si è spostata su altri temi che riguardano le tasche del cittadino, ovvero l’addizionale IRPEF e l’IMU.

In particolare si è passati da un sistema di tipo assistenziale al federalismo fiscale, quindi il comune non è più finanziato totalmente dallo Stato, ma si finanzia in modo autonomo. Le entrare principali sono l’addizionale IRPEF, la quale aliquota viene decisa dal comune, e l’IMU, che viene applicata sugli immobili presenti nel territorio comunale, con esclusione di alcune categorie (ex. abitazione principale). Il gettito dell’IMU viene destinato in parte alle casse del comune. Infatti la quota riscossa dagli immobili industriali viene incassata dallo Stato, che la destina al fondo di solidarietà (questo la ridistribuirà tra i comuni Italiani per garantire la perequazione).

Al termine della serata è stato spiegato dal dottor Mussida che, nel caso in cui alcuni contribuenti non dovessero pagare le tasse, esiste un fondo chiamato F.C.D.E (fondo crediti dubbia esigibilità) che serve a coprire proprio queste entrate mancanti.

Per concludere c’è la possibilità di visionare i bilanci del nostro comune visitando il sito www.openbilanci.it. Un buon modo per approfondire e applicare i concetti che abbiamo appena visto.

In questa foto il pubblico che ha partecipato alla serata.

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