Reddito Cittadinanza: promessa elettorale o reale incentivo alla diminuzione della soglia di povertà del nostro Paese?

Da sempre gran parte del risultato delle elezioni si decide in campo economico e, per esser più precisi, nel campo degli argomenti che vanno ad incidere maggiormente sul portafoglio e sui risparmi degli elettori: le tasse, gli incentivi alle imprese o alle giovani famiglie, ai meno abbienti e chi più ne ha, più ne metta. Nel  corso dell’ultima campagna elettorale è stato introdotto un “nuovo” concetto all’interno del programma elettorale del Movimento 5 Stelle: il Reddito di Cittadinanza. In questo articolo cercheremo di capire meglio da un punto di vista strettamente economico e soprattutto super partes quali sono le caratteristiche principali di questa nuova tipologia di reddito che entrerà in vigore solo dopo che il testo con la relativa proposta di legge verrà approvato in Parlamento.

Per iniziare, partiamo dalla definizione generale: il reddito di cittadinanza (reddito base) è un sussidio erogato dallo Stato in favore di tutti i soggetti che sono in possesso della cittadinanza nel proprio territorio, a prescindere da condizione sociale, età, reddito o altri vincoli. Ben diversa è la definizione che si trova nel programma elettorale pentastellato; infatti, per reddito di cittadinanza si intende uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà. Già nella definizione troviamo una fondamentale differenza nella tipologia delle persone che possono percepire questo reddito e di conseguenza la domanda sorge spontanea: quali sono le categorie coinvolte e quali sono i requisiti minimi Hanno diritto a richiedere e percepire il reddito di cittadinanza tutti i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge:

  • hanno compiuto 18 anni;
  • sono residenti sul territorio nazionale;
  • percepiscono un reddito netto inferiore ai 7.200€ annui.

Questo è un contributo non solo per i cittadini italiani, ma anche per gli stranieri, purché:

  • risiedano sul territorio italiano da almeno 2 anni;
  • nell’ultimo biennio abbiano lavorato in Italia per almeno 1000 ore;
  • siano titolari di un reddito netto pari o superiore a 6000 euro complessivi percepiti nei due anni precedenti a quello della fruizione dei benefici di cui alla presente legge.

L’importo di tale contributo sarà di 780 euro mensili per la singola persona. Questo importo aumenta per i nuclei familiari con più componenti, dove ci sono anche dei figli. Ad esempio, il contributo per una famiglia con almeno due figli a carico, dove nessuno dei genitori ha un lavoro, sarà pari a 1.630 euro mensili. I 780 euro mensili (9.360€ l’anno) del reddito di cittadinanza, in sostanza, andrebbero versati integralmente ai soli disoccupati; coloro invece, che pur avendo un reddito, si trovassero al di sotto della soglia dei 780 euro avrebbero diritto alla somma necessaria al raggiungimento di tale soglia.

Una volta apprese queste nozioni principali possiamo iniziare a scavare all’interno di questa probabile nuova forma di sostegno alle famiglie e ai singoli cittadini analizzando tutte le fasi che porteranno il richiedente ad ottenere tale reddito. Per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro, in particolare è necessario che  i beneficiari si iscrivano ai centri per l’impiego; questi inoltre dovranno dimostrare che passano almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro. Per aumentare le possibilità di trovare un impiego stabile ci saranno dei corsi di qualifica professionale da frequentare. Allo stesso tempo bisognerà offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di  8 ore settimanali. Inoltre è molto importante che il beneficiario del reddito di cittadinanza accetti uno dei primi tre lavori che gli vengono offerti, pena la perdita del beneficio. È lecito chiedersi da dove lo Stato attingerà le risorse tali da garantire la corretta erogazione di questi importi ai destinatari, sulla base dei calcoli fatti dagli esperti il reddito di cittadinanza costerebbe allo Stato circa 20 miliardi l’anno. Buona parte di questi 20 miliardi dovranno essere finanziati dall’Europa. Come indicato nel contratto di Governo, infatti, M5S e Lega intendono avviare un dialogo in sedi comunitarie per chiedere l’applicazione del provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017. Con questo provvedimento è previsto l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo per l’istituzione del reddito di cittadinanza anche in Italia, unico Paese europeo, oltre la Grecia, a non aver ancora provveduto a questa misura per il contrasto alla povertà.  Di questi 20 miliardi, una fetta pari a 2,1 miliardi verrà utilizzata per riorganizzare e potenziare i centri per l’impiego. Il ruolo dei centri per l’impiego, infatti, sarà fondamentale per il corretto funzionamento del reddito di cittadinanza. Ricordiamo, infatti, che questa è una misura attiva rivolta al cittadino al fine di reinserirlo nella vita sociale e lavorativa del Paese. Dopo aver dato un quadro più specifico relativo a questa proposta possiamo analizzare quali siano i pro e i contro del reddito di cittadinanza.

I Pro del Reddito di Cittadinanza

  • Ridurre la povertà;
  • Facilitare la realizzazione di progetti lavorativi personali consentendo di svolgere un lavoro desiderato, senza la costrizione di svolgere lavori non graditi;
  • Consentire un maggiore potere contrattuale nella ricerca di lavoro;
  • Ridurre l’esclusione sociale;
  • Aumentare la stabilità e la sicurezza sociale.

I Contro del Reddito di Cittadinanza

  • Rischio di creare disuguaglianze e iniquità sociali;
  • Mettere a rischio il Welfare;
  • Favorire la disoccupazione colpendo indirettamente anche il settore previdenziale pubblico;
  • Indebolire l’inserimento lavorativo delle donne che sarebbero maggiormente indotte a lasciare il mondo lavorativo per ritirarsi in casa con i figli.

In ogni caso il Reddito di Cittadinanza resta per ora soltanto il progetto di quello che è risultato il partito italiano più votato; solo il tempo dirà se questa proposta di legge verrà approvata e se tutto questo sarà in grado di ridurre al minimo la soglia di povertà all’interno del nostro Paese.

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