Riavvolgiamo il nastro?

Tra i moderati del centrodestra si respira una strana aria di briosa allegria. A provocarla è la speranza di un’imminente fine dell’esperienza governativa gialloverde. I quotidiani battibecchi tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo farebbero pensare. Con il ritorno dei franchi tiratori, che in Parlamento cominciano a mandare in minoranza il Governo, sembra davvero che la situazione stia sfuggendo di mano e che le differenze di fondo tra il partito leghista e il movimento grillino stiano affiorando al punto da rendere impraticabile il prosieguo dell’alleanza. Le parole, poi, del leader leghista che rivalutano il passato comune nella coalizione con Forza Italia, vengono interpretate dalla dirigenza forzista come il segnale inequivocabile di un prossimo Big Bang.

Dopo l’incontro con Salvini e l’apertura di lunedì del vicepremier a Tajani, Berlusconi con i suoi interlocutori non nasconde più il suo ottimismo. Soprattutto dopo che la maggioranza è andata sotto su un emendamento al disegno di legge anticorruzione. Davvero i moderati credono che Salvini e soci possano tornare a fare squadra insieme ai sostenitori di un rapporto soft con l’establishment di Bruxelles? Sul futuro del Paese la visione leghista se non è compatibile con quella attualmente espressa dai Cinque Stelle, lo è ancor meno con quella propugnata dalla versione “deberlusconizzata” di Forza Italia.

Ma ammettiamo per ipotesi che si arrivi ugualmente alla fine prematura del Governo gialloverde e che il presidente della Repubblica Sergio Matterella, suo malgrado, sia costretto a rimandare gli italiani alle urne in brevissimo tempo: la coalizione di centrodestra su quale programma convergerebbe? Con quali chances di essere presa sul serio andrebbe dagli elettori a raccontare che i Cinque Stelle hanno portato il Paese alla rovina con la storia del Reddito di cittadinanza a 780 euro pro-assistito e, nel contempo, per non perdere il voto della povera gente del Sud, gli proporrebbe in alternativa il Reddito di dignità a 1000 euro mensili? Salvini, che non ha il cuore tenero, in cambio dell’accordo imporrà a Forza Italia il suo programma che è esattamente il contrario di quanto oggi professano gli eredi di Silvio Berlusconi, lotta senza quartiere all’establishment europeo compresa. Salvini ha compreso perfettamente che i Cinque Stelle hanno un appeal elettorale che non può essere ignorato.

Nel frattempo GPF ha redatto una classifica tra i possibili eredi di Silvio Berlusconi alla guida del partito: nemmeno troppo clamorosi i risultati, che vedono lo stesso Silvio erede di sé stesso. Dopo di lui sul podio troviamo due outsider della politica italiana: la figlia Marina e l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il primo politico in classifica è Antonio Tajani, vice presidente del partito, appena fuori dal podio. Sorprendente quinto e sesto posto per i conduttori televisivi Bruno Vespa e Paolo Del Dibbio. I moderati rendono conto sempre e solo al leader massimo, che sembra essere quello con le idee più chiare in questa difficile fase per la politica italiana.

L’intesa Lega-Forza Italia sarà ancora possibile o le differenze sono impossibili da colmare?

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