Una via – intervista a padre Francesco

Il 13 Marzo 2013, sono sei anni ad oggi, Jorge Maria Bergoglio fu proclamato Papa. Nella Bibbia e nella tradizione ecclesiastica, il nome non è semplice “etichetta”, bensì costituisce l’individuo; a bella posta il pontefice scelse il nome pontificale: allo scopo di compendiare l’opera che si propose e suggerire una via spirituale.
Per scorgere codesto sentiero, ricercai la Regola bollata di San Francesco. Attendevo un codice verboso, rigoglioso di locuzioni latine, glosse e chiose: affare per legulei. Invece, sorprendentemente, mi trovai dinanzi dodici capitoletti. Questo fatto evidenziò il paradosso fra la semplicità di comprendere e la difficoltà di praticare la Parola.
Sempre ricercando un messaggio pastorale nel nome, avanzai la lettura del “Cantico delle creature”. Rimasi impressionato dalla divergenza fra come mi rappresentavo la vita monastica e l’entusiasmo espresso dal testo poetico, frutto di un sincero fervore verso il mondo. Questa opposizione  fu il prodotto del mio pensiero riguardo l’esperienza monacale, la quale mi lasciò sgomento. Così, oggi realizzo che probabilmente la figurazione che possiedo è alterata da luoghi comuni, letteratura gotica e cinema. Con il proposito di conoscere maggiormente questo modus vivendi e ciò che imprime una spinta verso tale concretizzazione, vi propongo un’intervista a Padre Francesco Bergomi: graffignanino, classe 1967, frate dal 1989 nella Provincia Francescana dell’Umbria. È curioso che, anche nel suo  caso, il nome appare come un programma del destino. Inoltre, considerata la ancor breve residenza di Padre Francesco a Graffignana, ho approfittato per porre qualche domanda sul nostro paesello.


Padre, ci racconta della sua vocazione? Perché l’ordine dei francescani? Perché Assisi?

Ripensando la mia vocazione, mi verrebbe di dire che non c’è nulla di eclatante, quanto piuttosto un percorso lineare di crescita umana e di fede. Tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80,corrispondenti a quel periodo della vita che è l’adolescenza, ho vissuto-come gran parte dei ragazzi-la mia vita in Oratorio, tra calcio, basket, autogestione del bar e impegni vari…erano anni di gran fermento in Oratorio come in tutto il paese… È in quegli anni che nasce un particolare legame tra l’Oratorio ed Assisi, grazie al fatto che il nostro Fra Cristoforo (Emilio) Alvi, si trovava nella città di san Francesco, per vivere l’anno di noviziato tra i Frati Minori.
L’incontro con la realtà di Assisi, è stato per noi ragazzi di allora, un’esperienza che ha segnato la vita di tutti noi…Francesco di Assisi,è un uomo che affascina: la sua storia è la storia di tanti giovani che ad un certo punto,non si accontentano di vivacchiare, di muoversi sulla superficie della vita ma desiderano e cercano di più. Penso che questo “di più”, sia entrato in me in quegli anni…mi piaceva la vita che stavo facendo, eppure non mi bastava…volevo di più e, questo di più, me lo ha indicato san Francesco con la vita.  Così, nel 1987,ho iniziato il percorso di formazione alla vita francescana che,mi ha portato nel 1993 a emettere la Professione religiosa Solenne (cioè, definitiva) e, nel 1995, all’ordinazione sacerdotale.

Come si svolge una giornata in convento?

Diciamo che ogni convento ha una propria fisionomia. Ci sono conventi che sono Santuari, dove l’attività principale, è quella dell’accoglienza dei pellegrini (penso in particolare ad Assisi che attira uomini e donne da tutto il mondo); altri conventi sono centri di spiritualità, nei quali si offre a tutti la possibilità di trascorrere un tempo di riflessione e di preghiera; altri ancora sono parrocchie, con tutto ciò che significa stare in parrocchia…tuttavia, un denominatore comune è dato dalla vita in fraternità (3/4 frati minimo), ove ognuno ha il proprio compito, come in famiglia. I punti fermi della vita religiosa, restano la preghiera comune, il lavoro e la condivisione di quanto ciascuno “guadagna” con il proprio servizio.

In quale misura la vita in convento è separata dal resto? Come si concilia la contemplazione e l’azione nel mondo?

La separazione dal resto, come dici, è forse un mito che accompagna la vita religiosa. La tradizione francescana è, invece, piena immersione nella vita dell’uomo, fin dal suo nascere…San Francesco ha voluto che i suoi frati fossero là dove si trova l’uomo e, soprattutto, gli ultimi tra gli uomini. È vero che esistono forme di vita religiosa più ritirata dal mondo, ma questo ritiro non è fuga da qualcosa ma fuga verso Qualcuno, per essere ancora più incisivi nella vita della società, per ricordare a tutti ciò che veramente ha valore, che l’essere umano non è destinato alla terra ma al cielo.

C’è un fatto particolare che vuole condividere?

In 30 anni, sono molti i fatti che hanno arricchito la mia vita, direi che nulla escludo di quanto ho vissuto: momenti belli e meno belli…tutto ha contribuito a formarmi come uomo e come frate. Una cosa, tuttavia, mi piace ricordare: la bellezza di poter stare in mezzo alla gente, vicino alle gioie e alle fatiche di tante persone che ho incontrato, dalle quali ho ricevuto più di quanto ho potuto dare. Con molti di loro, nonostante il tempo sia passato, sono ancora in contatto, partecipe del loro percorso di vita.

Recentemente è tornato a vivere Graffignana per un periodo. Come l’ha ritrovata?

Si, sono tornato grazie al permesso concessomi dai miei superiori, per prendermi cura di mia mamma.
Come ho detto, sono partito da Graffignana nel 1987…erano tempi completamente diversi da quelli attuali: non c’erano computer, non c’era internet, non c’erano i telefonini…la vita di paese scorreva, tutto sommato, tranquilla…in 30 anni tutto è cambiato e…purtroppo, non sempre in meglio. Graffignana è un paese come tanti altri, “non è un’isola felice” o, comunque ,non è un paese preservato dai mali del tempo presente. Passeggiando per il paese o scambiando due parole con gli amici di sempre, ricordiamo Graffignana come era, con le sue numerose attività commerciali, le molteplici attività sportive (il mitico Pedale Graffignanino, il tennis oltre al calcio e al basket),ricreative (le feste estive organizzate dai partiti di allora) e i suoi caratteristici personaggi che hanno segnato la storia del paese.

Prima di riprendere il suo viaggio, vuole lasciarci un qualche spunto?

Come nel passato, i graffignanini, sono sempre generosi nell’impegnarsi per le tante iniziative, forse ciò che manca è una regia che coordini evitando, così, inutili sovrapposizioni e incomprensioni…Mi piace,al riguardo, l’immagine di una grande orchestra costituita da maestri con il proprio strumento che,tuttavia, necessitano di Un direttore che valorizzi al meglio i singoli per ottenere una sinfonia armoniosa.
Nonostante le difficoltà del tempo presente, dobbiamo tutti sforzarci facendo emergere il meglio di noi stessi e credere che, tempi migliori, con il contributo di ciascuno, sono possibili…dipende da tutti, nessuno escluso!


Descrivere tutta una pratica di vita in qualche risposta risulta alquanto complesso ed inopportuno. Mi accontento di aver appreso, attraverso la testimonianza di Padre Francesco, che i frati non sono “volontari reclusi”, o peggio, uomini che fuggono l’asprezza del mondo, ma persone che intendono vivere in comunione e, per così dire, sporcarsi le mani oltre le mura del castello.
In relazione al nostro confronto,  suggerisco il tema concernente Graffignana, commentando la visione del passato  e l’impronta verso il futuro esortata da Padre Francesco. Infine,  per qualunque vostra curiosità o interesse riguardo l’esercizio di Fra Francesco, lui stesso vi darà le risposte, volentieri.

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