1 Maggio – il lavoro come causa di morte

Parliamo di lavoro. Un amico, presidente di una cooperativa sociale che si focalizzava al reinserimento lavorativo dei ragazzi diversamente abili, mi diceva sempre che il lavoro rappresentava l’unico mezzo per emanciparsi, per noi comuni mortali. Lo era sicuramente per quei ragazzi, ma credo che valga per tutti e certamente non rincuora vedere tassi di disoccupazione nel nostro Paese stabilmente in doppia cifra, senza vedere alcuna politica seria focalizzata sull’impresa e sul lavoro. Ma oggi vorrei focalizzare l’attenzione sul lato oscuro del lavoro, ovvero quando il lavoro invece di emancipare toglie la vita.

Nel 2018 sono stati 786 i morti sul lavoro, in Italia, in leggera crescita rispetto al 2017 ed a febbraio di quest’anno erano già quasi 100. Il settore più pericoloso è quello delle costruzioni e che tocca quasi il 16% dei decessi, forse anche perché nel settore c’è molto nero. E nonostante questi dati oscuri siamo tra i migliori in Europa. Dal 2015 sono quasi 3.500 le morti bianche e il Paese dove percentualmente si hanno il maggior numero di decessi è la Romania, seguita dalla Norvegia. Dei grandi Stati manifatturieri siamo meglio di Francia e Spagna, ma la Germania ha un tasso circa la metà del nostro.

Faccio fatica a pensare che questo sia soltanto un effetto collaterale di un’economia moderna. Vero che negli anni si è fatto molto, ma non è mai abbastanza. Oggi festeggiamo il lavoro per chi ce l’ha, recriminiamo per chi non lavora o fa un lavoro sottopagato. Non dimentichiamo chi, invece, l’ha perso, spesso non per sue responsabilità, ma spendiamo un minuto a pensare a chi di lavoro è morto, alla sofferenza che ha dovuto patire insieme ai propri cari.

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