Con lei o contro di lei!

Da quando il 26 giugno Carola Rackete ha deciso di andare contro il blocco navale del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e di entrare in acque territoriali italiane senza alcun permesso ufficiale, internet si divide tra coloro che condannano il suo gesto e quelli che invece si schierano dalla parte della giovane comandante della Sea Watch 3. “Sbruffoncella” per chi sta dalla parte di Salvini, “Capitano” per chi si schiera con lei, il resto dell’equipaggio e i 42 migranti ancora a bordo della nave della ONG che batte bandiera olandese. Da quando Carola ha deciso di entrare nel porto, l’hashtag con il suo nome è tra i più utilizzati sui social, entrando in tendenza, così come #IoStoConCarola, lanciato dall’account di Sea Watch International. Carola Rackete si definisce “bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto”, un motivo sufficiente a spingerla a dedicare le proprie energie all’ambiente e al prossimo. Nessun account social, pochissime interviste. Carola Rackete preferisce i fatti ai post e le parole.

Trentuno anni, cinque lingue parlate perfettamente e due lauree nel suo bagaglio, Carola Rackete lavora per la Sea Watch 3 dal 2016, prima come volontaria e dal 2017 come comandante della nave. Prima di approdare sulla nave della ONG olandese Sea Watch 3, però, la Rackete ha portato avanti ricerche sull’ambiente. Dopo la laurea in conservazione ambientale e una tesi sui nidi degli albatros presso la Edge Hill University in Inghilterra, la comandante è stata dal 2011 al 2013 alla guida di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per l’Alfred Wegener, uno dei più importanti istituti oceanografici tedeschi. Successivamente diventa secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond per poi passare all’Arctic Sunrise di Greeenpeace. Lo scorso anno ha lavorato per le Poseidon Expeitions, dove per tre mesi ha condotto spedizioni sia a terra sia in barca e tenuto lezioni sui cambiamenti climatici. Ma non solo ricerca, nel bagaglio di Carola c’è anche molto volontariato: come per esempio gli 8 mesi trascorsi nel 2014 nel parco naturale dell’Onu dei vulcani della Kamchatka dove è stata, tra le altre cose, guida locale; e in Francia, dove ha lavorato per la LPO, la lega per la protezione degli uccelli. Ovviamente, poi, la ONG olandese: entrata nel team nel 2016, prima si aggiudica la posizione di coordinatrice delle squadre di avvistamento degli aeroplani di Sea Watch a pattuglia del Mediterraneo, poi passa nel 2017 al comando della Sea Watch 3.

Ecco chi è la protagonista dell’ultima settimana: colei che ha diviso la politica e ovviamente l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti.

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