Lodigiano: una terra lasciata sola

Sono nato negli anni ’70 e mi sono sempre considerato Lodigiano sicuramente ancor prima di Lombardo. Non ne conosco i motivi reali; credo che tutto dipenda da un certa mentalità contadina che ho respirato da sempre e che ancor oggi mi tiene legato a questa terra. Il mondo della giovinezza correva in quello spicchio di territorio delimitato dalle colline di San Colombano, il Po , l’Adda ed a nord, con un confine molto più sottile, non si spingeva oltre Melegnano. Forse tutto dipendeva dal fatto che studiavo a Lodi, per anni ho vissuto il Corso Roma, e forse perché i miei amici di tutti i giorni erano di Graffignana. Ma avevo vissuto anche a Sant’Angelo ed oltre a ciò, insieme a tanti altri, avevo consumato le notti tra i locali di Casalpusterlengo e di Codogno. Questo era il mio mondo, mi rendo conto molto piccolo, ed è stato così fino a quando l’università prima, e il lavoro poi, mi hanno spinto a riconsiderarlo.

Lodi – Piazza Duomo

Questa realtà territoriale esiste non certo per me, sono ben due millenni che ha una valenza politica, ne abbiamo traccia dai tempi di Giulio Cesare: che di voi non ha mai sentito parlare di Laus Pompeia? La storia si fa tumultuosa da Napoleone in poi, dove la valenza politica di questo territorio scompare e riappare per poi sparire nuovamente con il Regno di Sardegna. Solo dopo la seconda guerra mondiale torna un percorso virtuoso con la nascita del Consorzio dei Comuni Lodigiani che negli anni ’70 ha iniziato quel percorso lungo e di forte condivisione che spinse alla nascita della Provincia nel 1992. Si, diciamo che anche in quell’evento ci furono dei distinguo se non delle vere separazioni: San Colombano al Lambro, San Zenone al Lambro, Cerro al Lambro e Dovera restarono nelle provincie d’origine.

Colline di San Colombano

Il clima resta costruttivo e nonostante un’appartenenza politica differente la collaborazione per il territorio resta al centro delle agende dei partiti e se si escludono alcune piccole frizioni tutto procede bene sino alla crisi del 2008/2010. In quarant’anni sono state costruite grandi idee di condivisione: la Provincia, il Consorzio dei Servizi alla Persona, il Consorzio dell’Acqua Potabile, oltre ai tentativi riusciti nella gestione associata delle acque e tutela del territorio (Basso Lambro e Adda Sud) ed un po’ più abbozzati per i rifiuti. Come dimenticare la nascita degli strumenti partecipativi per la gestione del territorio, che stanno poi alla base dei locali piani regolatori. Tutto questo governato dalla capacità di dare un guida politica territoriale condivisa.

Lodivecchio – Basilica di San Bassiano

Poi succede qualcosa, un sassolino entra nell’ingranaggio e logora questo meccanismo facendolo inceppare. Piano piano la deriva prende il sopravvento, le idee non si dividono più in buone o cattive, ma in idee di parte dove ognuno deve difendere le proprie a prescindere e fa valere il peso dei numeri. Muore nel Lodigiano lo spirito critico della discussione finalizzata alla condivisione mentre esplode la visione monocromatica. Le idee vanno in concorrenza e non si toccano più, ognuno pensa di avere la verità assoluta e non ha alcuna capacità di fare autocritica. Quando i flussi elettorali cambiano quel castello che doveva essere solido si dimostra in realtà di sabbia e frana.

Sant’Angelo Lodigiano – Scorcio

Muore SOGIR, l’idea di una società nata per la gestione dei rifiuti con il consenso di tutti i comuni e velocemente relegata ad un’idea di parte (abbiamo parlato di SOGIR in uno dei nostri incontri pubblici, il cui riassunto è disponibile in questo articolo). Il consorzio dei servizi alla persona, che copriva tutto il lodigiano dieci anni fa, per gli stessi motivi soffre e rischia di spegnersi relegato ad un gruppo di piccoli comuni che lo devono ripensare. Non c’è traccia di un nuovo strumento territoriale per il governo del territorio, se ne è solo parlato ma se ne parla soltanto da 10 anni! Ognuno viaggia da se, ogni comune guarda al proprio orticello fregandosene altamente di quello che succede ai vicini. Ma forse è giusto così, d’altronde aver deciso a livello di governo centrale di “cancellare” le Province non può che voler dire svuotare il governo politico del territorio e mai come in questa fase il Lodigiano vive in uno schema staccato da una visione comune e reagisce con un mosaico non proprio armonico e molto sfilacciato. Ho sempre pensato che la necessità avrebbe spinto nuovamente ad unire le forze; beh sbagliavo: i Comuni soffrono, ma ognuno resta ancorato ai propri schemi. Oggi il Lodigiano è una terra sola che aspetta la capacità di ritrovare quel senso che l’ha guidata nei secoli anche se piano piano sta perdendo la propria anima.

Io comunque resto Lodigiano.

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